L’infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Giacomo Leopardi

Eh già…

Ciao ciao mondo

Purtroppo la vita non riserva a tutti gioie e soddisfazioni.

Capita che a 30 anni e poco più cerchi di rimanere aggrappato al treno che corre veloce ma non ci riesci e cadendo lasci in un solo colpo genitori, figli, compagni, una serie di persone che ti vogliono bene e che sarai costretto a non vedere più, a meno che non ci sia questo aldilà del quale alcuni parlano e sul quale ripongo comunque nutrite speranze.

La vita può trasformarsi in tragedia in meno di un anno: mentre doni la vita ti capita di tossire e di capire dopo poche ore dove è il traguardo, capita di morire affogato, senza pace, battendo i piedi per riuscire a prendere l’ultimo respiro.

Forse si è consumato l’ultimo atto di una tragedia inattesa, forse la tragedia è solo iniziata: ora c’è il secondo tempo, quello più lungo, quello più duro, per tutti quelli che sono rimasti.

Tristezza, sbandamento, depressione, amarezza, impotenza, tutti sentimenti che proviamo noi sopravvissuti e che non servono a nulla.

Chino il capo e prendo quel che di buono c’è, finchè c’è, questo mi è rimasto.

Il resto, tutte queste istanze da terrestri inconsapevoli, ora mi importano poco.

Forse potrei chiedere l’aiuto di qualcuno che mi vuole bene, ma il mio essere fondamentalmente asociale mi porta sempre a pensare che la fotocamera in mezzo ad un campo è la migliore amica.

Probabilmente cambierò, alla fine il tempo farà il suo lavoro di pulizia dell’anima, ma ora questa è sporca, è nera, macchiata indelebilmente.

Una fatto “positivo” però c’è: ora posso parlare insieme a lei senza limiti, senza il problema della distanza, senza il problema della lingua, di giorno e di notte, quando voglio io, confidandole quello che non le ho mai detto, nell’attesa di un domani migliore rivolto all’eternità!

Vola Conrad, Vola!

Ci sono alcune fotografie destinate a rimanere immortali; alcune volte rappresentano un momento storico particolare, altre volte rappresentano anni e anni di storia.

La fuga attraverso il Muro di Berlino e la sua tragica storia è certamente rappresentata dall’impetuoso salto di un soldato.

Conrad Schumann

Conrad Schumann, nato il 28 marzo 1942, è stato probabilmente il più famoso evasore della Repubblica Democratica Tedesca: di origini sassoni si arruolò nella Polizia locale e venne adibito alla sorveglianza del muro di Berlino durante la sua costruzione.

Correva l’anno 1961 e davanti agli occhi increduli di civili e di soldati che stavano piantando i primi pali, il diciannovenne approfittò di un momento di distrazione dei suoi commilitoni per saltare sopra il filo spinato e sorpassare con un balzo perfetto il confine.

Sorpassando l’odiata traccia il soldato della DDR cambiò per sempre il corso della propria vita: un semplice salto, un attimo di lucida follia, mosso dal desiderio di non morire lì, di salvarsi, di andare incontro ad una nuova vita correndo davanti ai volti increduli degli ex colleghi militari.

La potenza ed il significato di un salto immortalato dall’eternità di una fotografia.

Sullo sfondo delle persone che stanno parlando tra di loro e che mai si sarebbero aspettate un tale gesto.

Conrad si bilancia perfettamente con le braccia; la destra tiene il fucile e rimane meno protesa verso l’esterno, il punto di passaggio scelto sopra il filo spinato sembra essere il più agevole.

Guardando la foto si ha la sensazione dell’apnea data dal movimento repentino. Conrad è concentrato, è teso. Guardare avanti, adesso o mai più! Un solo attimo di esitazione e la vita potrebbe finire immediatamente sotto una raffica di proiettili.

Il tentativo di Conrad ebbe un esito positivo, ma purtroppo la sua storia personale non seguì la stessa sorte.

Dopo l’atterraggio ad Ovest, Conrad trovò l’amore di una donna ma non si sentì mai a proprio agio: il tormento di aver lasciato familiari ed amici al di là del muro non lo lasciò mai in pace.

Conrad dichiarò in seguito che si sentì realmente libero solo dopo la caduta del Muro di Berlino.

Tornando ad est dopo il 1989 riscontrò come nessuno lo aveva in realtà perdonato.

Dopo anni di alcolismo uniti alla depressione si impiccò il 20 Giugno del 1998.

Il fotografo, Peter Leibing, riuscì a cogliere un momento davvero incredibile: in una foto, destinata a fare il giro del mondo, racchiuse un simbolo di libertà senza confini!