Il “valore” dello smalto sulle unghie

Sembrerebbe il titolo di un libro intrigante, invece è solo il tema di una riflessione un po’ particolare…

Qualche mese fa Matilde non si voleva più mettere i pantaloni; per andare all’asilo nido chiedeva sempre la “gonnellina”.

Pensavamo che fosse uno dei tanti capricci quando, parlando con le maestre, è venuto fuori che alcune mamme vestivano le bambine come super modelle pronte per la sfilata, ovviamente con la gonna: questo abbigliamento così lezioso creava una serie di complimenti a catena e le bimbe si sentivano già dive per cui le altre, come la mia, tendevano a chiedere perentoriamente la gonnellina.

Ora, è meglio che sorvoli sul contenuto dei miei pensieri, però questo è successo per cui mi sono dovuto adattare e, nella certezza che quando diventerà più grande potrò parlarci meglio e farmi (forse) capire, ho driblato ogni polemica.

Matilde ieri ha finito la frequenza dell’asilo nido, ormai il prossimo appuntamento è la scuola materna a settembre ma questo fine settimana c’è stato giusto il tempo di un piccolo scoop: domenica siamo andati al mare e guarda caso abbiamo trovato due amichette dell’asilo nido. Giocando con paletta e secchiello in riva al mare ancora gelido, ho visto che una delle due bimbe aveva lo smalto sulle unghie rosso fiammante.

Lo smalto sulle unghie! Si, anche questo è stato un tema “caldo”! Lo smalto colorato, metallizzato, luccicante.

L’istinto è stato quello di girarmi verso la madre e dirle “tana” (o meglio, “ma che cazzo fai”) però poi, per non fare la figura del solito rompicoglioni, mi sono trattenuto.

Ora, io non vorrei fare il bacchettone e neanche essere retrogrado, ma qualcuno mi vuole spiegare il valore “educativo” dello smalto rosso fiammante sulle unghie di una bambina di 2 anni e pochi mesi?

C’è un legame tra la gonnellina e lo smalto?

L’ambizione è un valore sempre positivo che va coltivato sin dall’infanzia o se preso a piccole dosi ed in età più adulta è forse meglio?

Tra tre mesi ci sarà un altro piccolo salto, la scuola materna…speriamo nel grembiule!

Amarcord – Il Giro d’Italia a Camerano

Ero piccolino e frequentavo le elementari alla Ex Imperia di Camerano.

Mi ricordo che uno di quei primi anni ’80, proprio in piazza partiva il giro d’Italia: erano gli anni di Saronni, di Moser, di Greg LeMond, forse meno EPO e più sport vero.

Noi ci aggiravamo in piazza da soli, tranquilli tra tutti i ciclisti colorati e le auto degli sponsor piene di adesivi.

Questa mattina pensando al Giro d’Italia che passerà dietro casa mia, ecco, mi è venuto in mente questo momento.

Non sono stato mai fan degli autografi e credo fossi tra i pochi che non avevano un foglio di carta…anzi, lo avevo ma rimase bianco!

Sapete quale era per noi piccoletti il gadget più ricercato? La fascia per la testa di Irge, ve lo ricordate lo slogan?

Irge il pigiama, lo mette chi si ama…

Mary G

Mary G. è un grampo che il 18 giugno 2005 è entrata nel porto di Ancona seguendo la madre in evidente stato di disorientamento, ne avevano parlato le TV ed i giornali di tutta Italia.

Anche io ero andato al porto di Ancona per vederla: mi ricordo come se fosse ieri, girava con la mamma facendo capolino qua e là per prendere fiato tra lo stupore delle numerose persone sulle barche e alcune altre sulla banchina.

Alla fine, dopo aver valutato la condizione precaria, decisero dopo qualche giorno di catturarlo per fornire qualche cura e provare soprattutto a farlo sopravvivere.

Anche quel giorno ero lì, ho anche qualche foto dei soccorritori con le mute stagne che provavano con difficoltà a restringere il “campo” ai delfini per poi prenderli.

La madre morì dopo poco mentre Mary G, dopo essere stata curata dalla Fondazione Cetacea di Riccione, si trova oggi al parco Oltremare della stessa città.

Questa storia ci pone di fronte al solito interrogativo, meglio l’animale in libertà e forse morto dopo poco tempo o l’animale in gabbia a fare il giullare ma vivo?

Posto che non amo gli uccellini in gabbia, i pesci nell’acquario, gli animali in genere in luoghi poco consoni alle loro necessità, questo caso mi lascia proprio senza parole.

Un delfino che ha perso il branco, un mammifero attaccato alla madre morente, può ritrovare il suo posto in natura o è meglio fargli fare i salti nel delfinario?

Un delfino in un delfinario può stare bene e vivere felice?

D’accordo con i comunisti.

Cosa mi sta succedendo?

Questa sera sono uscito dal lavoro alle 20:15 circa e come al solito su Radio 24 trasmettono il programma la Zanzara di Giuseppe Cruciani.

Dall’inizio del tragitto fino alla fine ho ascoltato con un certo interesse il dibattito con Marco Rizzo e nella quasi totalità delle argomentazioni mi sono trovato in completa sintonia.

Si parlava di lobby, di poteri forti, di un po’ di giustizia sociale, di poltrone attaccate al culo, di mammona, insomma, argomenti scomodi che vengono quasi sempre driblati laddove se ne dovrebbe parlare un pochino.

Il segno dei tempi che cambiano? Non lo so ma sempre di più mi chiedo per chi cazzo stiamo lavorando, anche se la risposta purtroppo credo di conoscerla e non è di certo per noi stessi nè per i nostri figli.