Bisfenolo A

Io non riesco a capire come si faccia a non informare adeguatamente la popolazione di questi problemi qua.

La cosa “sfupefacente” è che il Bisfenolo A è “sospettato di essere dannoso per l’uomo sin dagli anni trenta”.

Cioè, ci rendiamo conto?

Se il mondo funzionasse come dovrebbe si sarebbe dovuto bandire da decine di anni ed invece la legge come al solito è tardiva, chissà chi ci ha guadagnato sino ad oggi…

Dal 1 marzo di quest’anno (2011) i biberon al bisfenolo A (BPA) hanno subito il divieto di fabbricazione, mentre dal 1 giugno 2011 è stata vietata l’immissione in commercio, così come è stata vietata l’importazione in Europa di materiali e oggetti di materia plastica, destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari, non conformi alla decisione della Commissione europea (Direttiva 2011/8/Ue del 28 gennaio 2011) pubblicata sulla Gazzetta dell’Unione del 29 gennaio 2011.

Meglio tardi che mai ma qui siamo sempre all’ultima chiamata!

Ora io vorrei sapere se ci possiamo fidare delle posate di plastica dell’Ikea che ho io a casa ma anche i bambini all’asilo, chi me lo può dire?

Sta cambiando il vento (1)

Non ho mai sentito Mario Sechi dire queste cose dei politici del PDL, eppure sentite cosa afferma a 24 Mattino, minuto 54,55.

“…c’è una marea montante, questi sono dei pazzi, secondo me, non han capito che cosa sta succedendo, auguri, verranno travolti completamente.
Io mi aspetto un big-bang elettorale nel 2013 se questo è il clima, colossale, non hanno la minima percezione di che cosa sta succedendo fuori e sa perché? Perché sono fuori dalla competizione. Cioè, quella della politica ormai, in particolare della politica alta, nazionale, è una categoria che non fa competizione: sono nominati, quindi non devono neanche correre per il cosiddetto seggio. Le campagne elettorali sono mediamente pagate attraverso vari canali di finanziamento e vivono in un loro mondo a parte, pensano che le cose possano andare avanti così…”

Mario Sechi

Incantato da “American Girl in Italy” di Ruth Orkin

Per due mercoledì ho fatto il “tassista” verso l’ospedale di Macerata e in uno dei reparti più devastanti, quello di oncologia, ho trovato delle foto davvero belle. Una di queste è “American Girl in Italy” di Ruth Orkin, per la cronaca anche lei morta di cancro.
La conoscevate? Io no!

All’inizio sono passato vicino alla foto in maniera distratta, poi sono ripassato e mi è venuto fuori un “però”, poi, durante le numerose “vasche” per l’attesa è giunto il “mi piace”, poi dopo un po’…”strepitosa”!

Questa foto per me è diventata quasi ossessionante, ci penso ormai tutti i giorni, mi immagino il passaggio in quel quartiere, la richiesta all’amica di fare da “modella” e pertanto costruire l’ambientazione reale, l’ideale, la scelta dell’inquadratura, i maschietti di Firenze tutti lì a cinguettare al passaggio della bella ragazza, un capolavoro!

Ora quando penso ad una foto che lascia il segno…ecco io penso a questa foto!

Vorrei essere lì in quel momento al posto della fotografa ma pensandoci bene anche al posto della ragazza o di uno qualsiasi degli uomini.

L’espressione dell’uomo con cravatta e ombrello che fischietta è davvero rappresentativa, ma a guardar bene anche l’espressione del ragazzo in motorino è appagata e significativa e via via tutti gli altri della via…lo sguardo corre…

La ragazza ha dei sandali ed una borsa che sembrano quasi alla moda, 60 anni dopo, uno scatto davvero senza tempo!

Ricercando su internet ho trovato molti blog soprattutto di ragazze che da sempre apprezzano questa foto, alcune molto più di me.

Ora, a chi interessa, chiedo di effettuare un esperimento: scaricatevi questa foto, per due giorni di seguito chiudete gli occhi e pensate di essere in quel posto esattamente 60 anni fa e poi aprite di nuovo gli occhi. Che vi pare? Io con la mente sono lì!

Android si vende bene ma…

Ok, ormai è un dato di fatto, Android e con lui Linux hanno la più alta percentuale di installazioni sugli smartphone.

Oggi il “piccì” è sempre meno desktop e molto più mobile.

Questo dato è assolutamente interessante però secondo me ad Android manca qualcosa.

Possibile che non si riesca a risolvere la questione della durata della batteria?

Possibile che il mio Samsung GT-I5800 gentilmente offerto da Vodafone con fw Froyo 2.2 e versione Kernel 2.6.32.9 si impunti quando ci sono 2-3 applicazioni aperte?

Vabbè, è un cellulare base e non costa 600 Euri come altri ma diumiu quant’è lento…

Lento quando sfoglio la cronologia delle chiamate, lento quanto finisco la telefonata e voglio riagganciare, lento quando faccio una ricerca nella rubrica, tutte azioni normalissime ma dannatamente lente.

Un Nokia pari livello non avrebbe avuto il Market di Android ma sarebbe stato di certo più presente a se stesso.