Archivi del mese: giugno 2010

Questo calcio indecentemente italiano

A casa, giustamente e senza rammarico.

La spedizione è affondata dopo soli tre colpi, senza appello alcuno, giusto la piccola soddisfazione di non veder festeggiare sul carro dei vincitori il grande canuto, anche lui con la barca…

Tra tutti i problemi che ci sono al mondo di certo non è un giusto motivo rammaricarsi per la nazionale che rimedia una figura di merda planetaria passando in brevissimo tempo dalle stelle alle stalle, però almeno un po’ di onore cercando di spendere tutto quanto possibile ed invece…neanche quello!

Gli scarafaggi, quando fuggono, hanno più dignità!

A pensarci bene quanto successo alla nazionale di calcio è esattamente quello che accade in Italia: ti capita di vincere (anche con molta fortuna), ti senti un Dio, ti adagi oltre il dovuto, vieni ricoperto “inaspettatamente” dalla merda e ti chiedi anche il perché…

Siamo una nazione senza attributi, abbiamo delle squadre (l’Inter in primis, ahimè) che pesca quasi esclusivamente all’estero impoverendo di conseguenza il vivaio indigeno, abbiamo nel DNA la predisposizione a non credere in noi stessi.

“Io mi prendo tutte le responsabilità”, rimarcato costantemente ad ogni domanda, è esattamente quanto una persona con i coglioni non dovrebbe dichiarare: si alza bandiera bianca in modo tale da evitare ogni tipo di dibattito costruttivo dopo quanto accaduto.

Lippi come Domenech, stessa presunzione, stessa fine.

Caro Marcello, io non sono uno dei tuoi 60 milioni di colleghi per cui non starò qui ad indicarti cosa hai sbagliato o che modulo tattico avresti dovuto adottare, ma almeno confessa che nel 2006 hai avuto un culo rotto, ammetti che Donadoni alla fine aveva messo in piedi una squadra migliore della tua, facci sapere quanto gufavi durante l’europeo del 2008 con tutti i tuoi “amici” all’interno della federazione e ammetti in termini anche scurrili che hai fatto una colossale figura di merda.

Ora però, fammi un favore, cazza la randa e al timone della tua barca veleggia verso quel paese che se guardi bene verso prua, proprio tanto distante non è…

Alzataccia

Sabato mattina, ore 4:00, squilla la sveglia.

Ci si alza per andare a fotografare l’alba a Portonovo.

Siamo in tre, quasi i “soliti” tre, puntuali alle 5 in riva al mare assieme ad un paio di canoisti e un apneista che ci guardano un po’ stupiti: loro più avvezzi al posto con pagaia e fucile, noi un po’ più allogeni con fotocamere e cavalletti.

Per arrivare allo scoglio della Vela c’è da camminare un po’, ma la sensazione è ottima e l’assetto perfetto per i “coccoli” di Portonovo.

Arriviamo in fronte al nobile sasso al momento giusto, il mare è calmo e limpidissimo, la temperatura è buona e vien voglia quasi di un bagno.

Iniziamo a scattare, ma io con parsimonia visti i 25Mb di RAW…

Intanto il sole sorge e colora di arancione la nostra rarissima alba ma il Photoshop ci mette un po’ del suo nel rendere l’atmosfera ancora più intensa.

In riva al mare mi muovo sugli scogli alla ricerca del punto migliore quando noto che i piccoli granchi nati ultimamente stanno fuori dall’acqua a guardare l’alba con lo stesso nostro stupore: non siamo soli, abbiamo un sacco di amici che però al mio passaggio si tuffano repentinamente in acqua.

La sensazione è quella di pace, di tranquillità, l’impressione che ogni giorno che non ci alziamo presto ci perdiamo inevitabilmente qualcosa per sempre.

Di ritorno facciamo colazione a Camerano al bar dei “simpaticoni”, l’unico aperto a quell’ora.

Abbiamo fame e ci sembra mezzogiorno invece sono solo le 7.

No, amico mio, non portarmi a casa, tanto lì dormono tutti mentre io voglio sfruttare la situazione, lasciami in mezzo ad un campo, tornerò a casa a piedi, stanco e sudato ma soddisfatto.

Il “valore” dello smalto sulle unghie

Sembrerebbe il titolo di un libro intrigante, invece è solo il tema di una riflessione un po’ particolare…

Qualche mese fa Matilde non si voleva più mettere i pantaloni; per andare all’asilo nido chiedeva sempre la “gonnellina”.

Pensavamo che fosse uno dei tanti capricci quando, parlando con le maestre, è venuto fuori che alcune mamme vestivano le bambine come super modelle pronte per la sfilata, ovviamente con la gonna: questo abbigliamento così lezioso creava una serie di complimenti a catena e le bimbe si sentivano già dive per cui le altre, come la mia, tendevano a chiedere perentoriamente la gonnellina.

Ora, è meglio che sorvoli sul contenuto dei miei pensieri, però questo è successo per cui mi sono dovuto adattare e, nella certezza che quando diventerà più grande potrò parlarci meglio e farmi (forse) capire, ho driblato ogni polemica.

Matilde ieri ha finito la frequenza dell’asilo nido, ormai il prossimo appuntamento è la scuola materna a settembre ma questo fine settimana c’è stato giusto il tempo di un piccolo scoop: domenica siamo andati al mare e guarda caso abbiamo trovato due amichette dell’asilo nido. Giocando con paletta e secchiello in riva al mare ancora gelido, ho visto che una delle due bimbe aveva lo smalto sulle unghie rosso fiammante.

Lo smalto sulle unghie! Si, anche questo è stato un tema “caldo”! Lo smalto colorato, metallizzato, luccicante.

L’istinto è stato quello di girarmi verso la madre e dirle “tana” (o meglio, “ma che cazzo fai”) però poi, per non fare la figura del solito rompicoglioni, mi sono trattenuto.

Ora, io non vorrei fare il bacchettone e neanche essere retrogrado, ma qualcuno mi vuole spiegare il valore “educativo” dello smalto rosso fiammante sulle unghie di una bambina di 2 anni e pochi mesi?

C’è un legame tra la gonnellina e lo smalto?

L’ambizione è un valore sempre positivo che va coltivato sin dall’infanzia o se preso a piccole dosi ed in età più adulta è forse meglio?

Tra tre mesi ci sarà un altro piccolo salto, la scuola materna…speriamo nel grembiule!