Io sono di legno

Io sono di legno - Giulia CercasiE’ questo il titolo del libro di Giulia Carcasi che mi sono letto in un fiato due fiati!

Il libro narra di una ragazza che ha evidenti problemi di comunicazione, probabilmente ereditati da sua madre (l’unica cosa certa) che li aveva a sua volta nel rapporto con i propri familiari.

Certo che oggi nonostante viviamo nell’era della comunicazione i problemi di questo genere e le frustrazioni che ne derivano sono certamente in aumento, il fatto che serva sempre di più un aiuto psicologico serio ne è la prova.

La madre (Giulia) legge di nascosto il diario della figlia (Mia) e le risponde a sua volta con un diario dove c’è scritto un “bel” segreto che Mia non si immagina… :-|

Il libro è scritto bene, con un dualismo madre-figlia abbastanza originale e mai monotono.

Le emozioni, soprattutto nelle ultime pagine dove il racconto si fa serio, si sono impossessate di me ed ancora non mi lasciano :-)

Brava Giulia (ehm, non quella di Vasco), l’unico problema è che a volte il libro mi è risultato poco scorrevole, probabilmente troppo denso di concetti profondi che a volte stonano come 3 cucchiaini di zucchero nel caffè, però è anche vero che la ragazza è del 1984…

Voglio andare a vivere in Svizzera

Ultimamente sto diventando sempre meno tollerante.

Tutto quello che vedo in giro che non va mi fa incazzare e non poco.

Stamattina, nel tragitto per raggiungere l’azienda, tra le curve di Osimo per la precisione, ero dietro ad un autista all’italiana.

Il tipo, tutto “in tiro”, era alla guida della sua Suzuki nuova nuova, alta, grossa, tipo SUV, tutta pulita e luccicante fin nel parafango.

Ad un certo punto, la mano sinistra schiaccia ed espelle fuori dalla vettura un pacchetto di sigarette vuoto. Se avessi avuto i missili perforanti di Jeeg avrei fatto fuoco e senza alcuna esitazione!

Che porco, maiale schifoso!

Io non ne posso più di questa gente pulita fuori e zozza dentro.

Voglio andare a vivere in Svizzera, voglio andare a vivere in un paese dove c’è educazione civica, dove ci sono regole rispettate non solo dai più fessi.

Voglio andare a vivere in un paese dove quando si taglia l’erba non compare un campo minato!

Pensandoci bene, forse andrebbe bene anche il Giappone!

Sempre sulla strage di Appignano del Tronto

Apprendo da La Stampa che il massimo della pena possibile per il rom ubriaco Marco Ahmetovic è di 12 anni.

Mi sembra indubbiamente poco, anzi, paragonato alla strage causata, un’inezia.

Alla luce di questa banale pena per chi ha messo un tragico stop alla vita di quattro innocenti ragazzi, mi chiedo (ipotizzando già la risposta) quando mai è successo in Italia che uno prende una condanna e la sconta tutta dall’inizio alla fine.

Il rom ubriaco, che per quanto ha fatto si dovrebbe vergognare anche solo di stare al mondo, non solo ha fatto resistenza al pubblico ufficiale il giorno dell’incidente, ma ora, in carcere, ha dato in escandescenze!

Cioè, tu sei la causa della morte di quattro ragazzi, sei in carcere abbandonato come una bestia da tutti i tuoi colleghi rom fuggiti per non essere linciati e dai in escandescenze?

Ma ci rendiamo conto di quello che è accaduto o no?

Durante il funerale il vescovo Silvano Montevecchi dice frasi incomprensibili tipo “capacità del perdono” oppure “la buona convivenza”, insomma dobbiamo sempre porgere l’altra guancia, ma io non sono di questo avviso e comunque se ha volte è nobile saper perdonare, in questo caso non perdono nè il rom , nè la comunità rom, nè gli amministratori!

Vaffanculo!

Durante il funerale viene incendiato l’accampamento ed ai vigili del fuoco accorsi la gente gridava: “c’è la crisi idrica, non sprecate acqua!”.

Mi sembra il minimo, la buona convivenza non ce la dobbiamo avere sempre noi.