Non posso raccontare tutte le immersioni che faccio, non avrei il tempo, ma la notturna di sabato scorso è stata particolare e per me ha assunto una valenza sicuramente positiva.
Il sabato sera molte persone vanno a ballare, ma a me non piace quest’abitudine omologante e al Centro Sub Monte Conero festeggiamo a modo nostro l’arrivo dell’estate con una bella night dive!
Serata al top, temperatura giusta (almeno fuori dall’acqua!), compagni giusti per questa immersione.
E’ ancora giorno e attorno alle 19:30 ci accingiamo a preparare la nostra attrezzatura: Baz è come al solito il primo, Baz rules!
Dopo il breve tragitto al porto, ci imbarchiamo e noto con piacere che il morale è alto!
Una night a Numana con l’acqua trasparente come quella di questi giorni non può che essere eccezionale!
La superficie del mare sembra olio, c’è una bava di vento che allevia la calura estiva.
Dove andiamo? La domanda ci viene formalmente posta ma ovviamente la scelta è di una persona sola
Destinazione due sorelle!
Vista la serata di grazia c’è la possibilità di effettuare l’immersione in coppia da soli e non perdo l’occasione di propormi volontario!
Dopo l’ovvio rifiuto iniziale, incasso la prima vittoria!
Il problema ora è quello più ostico…Laura!
“Io e te ci perdiamo, ma dove andiamo da soli, e se si esaurisce la torcia? ma tu non mi farai vedere nulla sott’acqua!”, ci manca solo l’arrivo di uno squalo bianco pronto a divorarci!
Dopo un po’ di tira e molla, contrattazioni ed occhiatacce ormai di rito, ottengo per la seconda volta la vittoria!
Mi immergo con Laura ed andiamo da soli!
Purtroppo ho la muta che non stringe bene sul collo, il velcro è decisamente scucito ed appena mi tuffo noto spiacevolmente che entra molta acqua. Vabbè, io non sono tra i più freddolosi, resisterò!
Scendiamo verticali, ci diamo l’ok di rito ed iniziamo l’immersione con un gruppetto di subacquei sopra i primi massi; il gruppetto tira dritto ed io rimango incuriosito da un anfratto; scendo ancora più in basso, illumino ed un bellissimo grongo fa capolino.
Chiamo subito Laura spendendo sicuramente 5 bar, ma lei mi ripaga con un ok veramente soddisfatto!
Se iniziamo così, chissà il resto!
Dopo esserci attardati un attimino dietro il grongo, rimaniamo soli!
Capisco che Laura si fida di me ed io mi fido della mia bussola. Non ci sono problemi, andiamo!
Il fattore ‘esplorativo’ è veramente il sale dell’immersione!
Ah, se avessi avuto la fotocamera digitale…:-)
In superficie avevo controllato che il largo lo si prendeva per 240° per cui il senso della franata andava in quella direzione; avanti Savoia, ehm…in questi giorni avanti a basta!
Pinneggio in compagnia della mia ‘scoperta’ subacquea che però non si fida della carica della Vega 2 ed autonomamente decide di tenere la sua torcia spenta, non si sa mai ne dovessimo aver bisogno.
All’andata vediamo di tutto, gamberi sotto ogni scoglio, granchi delle specie più diverse e spirografi attaccati sopra ogni masso che sembrano come alberi indicarci il nostro percorso immaginario!
Dopo circa 15 minuti arriviamo in un punto dove finiscono le rocce ed inizia la sabbia, ma non proprio la sabbia del bagnasciuga, piuttosto sassi di qualche centimetro colorati di un giallo-verde che sa di vita.
Dopo pochi attimi, vedo con estrema soddisfazione il primo calamaro numanese che sembra decisamente incuriosito dalle nostre Vega 2: per dimostrare a Laura la mia felicità perdo altri 10 bar!
Avanziamo pochi metri per la nostra muck dive personale e ci imbattiamo nel secondo calamaro ancora più incuriosito: per nulla intimorito inizia a sbattere contro la torcia e appena capisce che non l’avrà mai vinta ci saluta lasciandoci un po’ di ‘inchiostro’, rimanendo però in zona per vedere cosa facciamo. Calamaro curioso!
Ci lasciamo il nostro amico nottambulo alle spalle e subito capiamo chi comanda su questo tratto di fondale: il granchio dalle lunghe chele!
Dai, ora posso dirlo, non devo essere così ‘volgare’, bisogna chiamare questi crostacei con il loro nome!
E diamine, siamo al Centro Sub Monte Conero, mica in un diving qualunque!
Granchio Partenope, appartenente alla specie Parthenope Angulifrons si trova sui fondali sabbiosi misti a fango da -10 a -30 metri, sulle ascidie, sulle spugne e sotto le pietre: l’habitat è decisamente quello giusto!
Ne vediamo diversi, ma Laura inizia a bussarmi ed a tirare le mie pinne: vuole che invertiamo la rotta, vuole tornare alla base!
Un po’ di fiducia va bene, ma meglio se a piccole dosi!
Che problema c’è, 240° meno 180° fanno 60°.
Metto la linea di fede per 60° e come per magia, dopo 2-3 minuti ritroviamo con piacere i primi massi.
Non faccio in tempo a girarmi per chiedere se è tutto ok che vedo una strana coda azzurrina rintanarsi velocemente!
Astice, anzi ASTICE!
Urlo a ripetizione ASTICE, ASTICE e perdo inesorabilmente altri 5 bar.
Lei capisce subito il sonoro e forse anche il labiale, ma la vittima dei nostri sguardi indiscreti è più veloce e rapidamente cerca di far perdere le tracce!
Oggi però ho qualche immersione in più sulle spalle e non mi faccio prendere dallo sconforto; piazzo Laura davanti alla fessura e giro attorno al masso per cercare di puntare la torcia sull’uscita ‘secondaria’ e far tornare l’astice nei pressi della mia compagna d’avventura.
Come immaginavo, ci riesco al volo e Laura non può fare altro che complimentarsi energicamente con me come non aveva mai fatto.
Perdiamo assieme 10 bar, nel senso 10 io e 10 lei per un totale di 20!
Comunque veniamo a noi, dopo tutto questo entusiasmo non vorrei perdere il filo istruttivo:-)
Astice, appartenente alla specie dei Homarus Gammarus, grande crostaceo decapode che di giorno rimane intanato in spacchi fra le rocce mentre di notte lo si può trovare a spasso in cerca di molluschi, vermi e organismi morti.
Ok, let’s come back ed iniziamo il ritorno alla base.
Intanto i 20 gradi dell’acqua che costantemente bagnano la mia schiena li percepisco sempre più freddi e mi rendo conto benissimo di aver consumato molta aria, ma come non essere soddisfatto di questa immersione?
Faccio strada e cerco di tenere sempre d’occhio la bussola con i 60° impostati.
Mentre torniamo Laura non si fa sfuggire un bellissimo nudibranco sopra un’alga. Abbiamo trovato una flabellina affinis di 2 o 3 centimetri assieme ad un altro esemplare di pochi millimetri che se non fosse stato per Laura non avrei mai visto!
La flabellina affinis si accoppia e depone le uova su colonie di idroidi di cui abitualmente si nutre: tale dieta le permette di trasferire nelle appendici dorsali le cellule urticanti degli idroidi ingeriti, risultando così pericolosamente indigesta a potenziali aggressori. Bello eh?!
Intanto riusciamo a scorgere un bagliore, altri subacquei si stanno muovendo verso di noi.
Appena li incontriamo capisco che non si tratta di subacquei qualunque: si tratta dell’armata rossa, quella fatta di carri pesanti che non si fermano di fronte a nulla!
In effetti cappeggia il generale Guru e siccome non mi sono in precedenza accodato, con fare autoritario mi indica la direzione per trovare la cima di ormeggio e risalire in sicurezza.
Io capisco benissimo e sapendo di non avere molta aria provo ad andare verso il gommone, ma mi lascio trascinare da Laura che inaspettatamente mi chiede di seguire il gruppo.
Anche se conoscevo bene la mia carenza d’aria non avrei mai pensato che l’immersione dell’armata rossa iniziasse solo in quel momento, ma immaginavo e speravo che la loro immersione stesse volgendo al termine come la mia.
Ci mettiamo nella scia e capisco subito di aver sbagliato, sono diretti verso il largo, l’armata rossa non è soddisfatta di un solo giro, ne servono almeno due! Inoltre l’armata rossa fa un respiro ogni dieci minuti per cui dispone di quantità d’aria industriali!
Io, al contrario, ne ho poca e mi confronto con Laura: le faccio notare che a me rimangono solamente 40 bar mentre lei ne ha almeno 30 in più e può reggere benissimo il ritmo.
Appena Laura afferra la situazione non perde l’occasione di andare dal generale e chiedere al più presto una verifica dell’aria.
Per la prima volta da noi sono il più scarso e dopo gli scontati insulti subacquei mi attacco al cordone ombelicale giallo come un tornado in rifornimento aereo e faccio gli ultimi 10 minuti al rimorchio.
Per l’occasione accendiamo le due luci bianche in verticale visibili per 360°.
Mi vergogno un po’ ma ricordo subito le gelide sentenze a volte educative di Giallino: “prendi e metti in saccoccia!”.
Con queste parole in mente facciamo le ultime pinneggiate insieme e ritroviamo prontamente la cima; mi stacco dal mio ‘serbatoio’ d’aria ed utilizzo gli ultimi bar per stare il giusto tempo in sosta di sicurezza.
Poi, ovviamente, la risalita, gli sberleffi goliardici che non potevano mancare e la cena succulenta al Beach che in allegria ci porta oltre mezzanotte.
Nonostante la mia figura non proprio esemplare, stranamente (per me) non mi perdo d’animo e mi godo allegramente il ricordo anche i giorni successivi, nell’attesa che possa far arrabbiare di nuovo il generale
“Tutto scorre” dicevano i filosofi, ma com’è giusto che sia, le esperienze rimangono durevoli nel tempo a formare perentoriamente un bagaglio di valore inestimabile!