Il mare (inquinato) di Numana
Scritto da Enrico in Il mio odore il 23 luglio, 2010
Eccolo il mare di Numana per il quale dobbiamo pagare parcheggio, navetta e quant’altro.
Ieri sera ho avuto la malsana idea di prendermi 2 ore di permesso per andare al mare alle 18:00 con Laura e Matilde.
Matilde in acqua fa ormai delle piccole apnee con la maschera e ad occhi nudi ed ero contentissimo di vederla in santa pace quando la riva è un po’ meno affollata.
Arriviamo al mare e cosa troviamo? Spazzatura, altro che bandiera blu!
Ma quando le fanno le campionature, a febbraio quando il mare è deserto?
Avevo solo il cellulare dietro e non i 20Mpx della 5D, ma credo che le foto siano più che sufficienti.
Mettete qualche vigile urbano a raccogliere i rifiuti in riva la mare piuttosto che utilizzarli come “cani da tartufo” per le multe!
Prima fornite un bene all’altezza e poi pretendete i soldi!
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Server:
Disable = True;
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In this way you could correct the error and save your strength for something better.
Numana: parcheggi a pagamento
Scritto da Enrico in Il mio odore, Politicamente Scorretto il 17 luglio, 2010
Ormai lo sanno in molti e, soprattutto, è l’argomento principale delle lamentele dei bagnanti: a Numana l’anno scorso è cambiata l’amministrazione da centro-dx a centro-sx e, inaspettatamente, trascorso un annetto per ambientarsi e prendere le redini in mano, il parcheggio diurno e la navetta per il mare sono diventati a pagamento.
Ragazzi, conoscendo per fama un paio di tipi della vecchia amministrazione, al momento dell’inaspettata sconfitta del centro-dx non ho potuto che esultare, ma ora mi trovo nell’ormai arcinoto berlusconiano luogo comune: la sinistra con le tasse ci mena!
Si, è vero…in questo caso non si tratta di tasse ma in fondo in fondo è così differente?
Lungi da me il voler difendere Berlusconi, sport estremo che non voglio assolutamente praticare, ma ragazzi, andare al mare a Numana è diventato un salasso ed il colpevole, in questo caso, è solamente uno e ben identificabile, la nuova amministrazione!
Non parliamo poi della viabilità, se sei alla ricerca di un parcheggio vicino al mare e ti va buca (nel 99% dei casi) sei costretto a fare il giro del mondo o desistere definitivamente, come prima o poi faranno in molti spero.
Per il turista di passaggio che vede Numana dal di fuori sembra tutto molto carino, il paesello, il mare, il porticciolo, la grande fortuna del Monte Conero (santo, santissimo Monte Conero), però quando si approfondisce, simpatia e cordialità non sembrano proprio le caratteristiche del numanese tipo e questo mi sembra un po’ il paragone che calza meglio per l’operazione “mungiamo i turisti”.
Giusto per continuare con la digressione “simpatia”, volete un paragone proprio sul campo senza risparmiare nomi? Ok, ve lo fornisco.
Numana significa estate e qual è uno dei simboli principe dell’estate? Il gelato!
Chi è il gelato a Numana? Assolutamente Morelli!
Quando compriamo un gelato intendiamo rinfrescarci, gustare un gelato è anche un momento dove sorridiamo e lasciamo per cinque minuti i pensieri da un’altra parte.
Ora, la domanda è questa: in quanti di voi sono andati a prendere il gelato da Morelli ed hanno trovato un sorriso, cordialità o, se vogliamo, simpatia?
Certo non dobbiamo generalizzare, ci sarà anche qualcuno che si comporta da romagnolo o trentino, ma comunque non credo di mentire se dico che il “trend” è quello…
Vabbè, digressione teminata ma era qualche annetto che volevo scriverlo…
Ritornando a bomba sulla questione parcheggi a pagamento e poca cordialità di tutti, vigili urbani in primis, vorrei anche chiedere a gran voce una risposta che ad un turista che porta i propri quattrini a questo paesello, non si dovrebbe mai negare!
***
Da: Anna
Oggetto: SOSTA A PAGAMENTO
A: sindaconumana@regione.marche.it
Cc: vicesindaco.numana@regione.marche.it, assessorato@infoturismo.it, urbanistica.numana@regione.marche.it
Data: Venerdì 2 luglio 2010, 12:12
Girovagando qua e là in rete tra Taricone e CPI
Scritto da Enrico in Il mio odore il 4 luglio, 2010
Ieri mattina alzataccia, magari nei prossimi giorni farò un piccolo resoconto fotografico, ma comunque è quantomeno evidente che la mattina mooolto presto girano solo gli immigrati, dormono all’addiaccio nella zona passetto dove molti altri anconetani poggiano le loro dorate ma sudose chiappe di giorno per prendere il sole. Altri giocano a pallone alle 4:30 davanti al monumento dove il contendere non sembra essere tanto calcistico quanto sessuale visto che oltre al pallone si passano anche una donna…
Comunque…torno a casa alle 7:00 (che per me è sempre mezzogiorno), ma non ho voglia di tornare a letto.
Accendo la TV e vedo una puntata simpatica di Crash relativa ai mondiali ma poi finisce subito e gira e ribrilla cerco qualche curiosità su Internet.
Cosa è successo questa settimana che non ho potuto approfondire? La morte di Pietro Taricone mi ispira un pochino anche perché ho un breve trascorso da paracadutista super-dilettante.
Il personaggio è uno di quelli che non mi desta molto interesse ma in lui posso riconoscere una certa originalità ed una voglia di fare a modo suo che, davanti al conformismo dilagante, di certo non guasta.
Probabilmente la causa della morte, come per la maggior parte dei casi nel paracadutismo, è la manovra di gancio che per qualche motivo risulta troppo bassa ma non è questo che mi incuriosisce bensì la frase “Muore giovane chi è caro agli Dei”.
Perché trovo ripetuta all’infinito questa frase che nella versione originale è Quem di diligunt adulescens moritur?
Cerca che ti cerca trovo il motivo: in una edizione passata del Grande Fratello, alcuni militanti di Casa Pound Italia (CPI) avevano protestato alacremente al grido di “la casa non è un gioco” davanti a Ponte Milvio dove si teneva un collegamento alla trasmissione: questa protesta, che causò qualche problema al collegamento video, intendeva riportare l’attenzione sul diritto alla proprietà della casa e sull’introduzione del mutuo sociale.
Pietro Taricone, in breve, rimase colpito da quel gesto e pur non dichiarando mai apertamente di sostenere il movimento di CasaPound, contribuì alla nascita di “Istinto Rapace”, il gruppo di paracadutismo sportivo di CPI.
Mi collego al sito di Casa Pound e cosa sento? Una canzone dal testo quantomeno ardito che dopo qualche ricerca sono riuscito a trovarla su Youtube.
Di certo sarebbe stato meglio se non si fossero create le condizioni per farsi questo genere di domande, ma anche io nel 2010 me lo chiedo, “Come Mai”?
Una settimana difficile
Scritto da Enrico in Il mio odore il 2 luglio, 2010
Sin dalla prima telefonata di lunedì mattina ho capito che questa sarebbe stata una settimana intensissima.
L’avete mai visto un RAID5 di 4 hard disk SAS con un solo superstite?
Da lunedì scorso io si!
Dopo il mal di testa, che per me è sempre un evento raro, ma quando sopraggiunge mi fa avanzare con difficoltà.
Poi l’alzataccia, non per le foto in questo caso, ma in direzione Roma.
A Roma mercoledì scorso era praticamente lunedì in quanto il lunedì vero hanno fatto ponte, martedì patrono ed ecco che mercoledì erano tutti per strada, davanti, di fianco e dietro a noi.
A Roma tutto bene eh…configurazioni “grosse”, ma non c’è una volta che riusciamo ad uscire da Roma prima delle 20 ed a casa sempre di conseguenza tardi.
Al ritorno il delirio e nel delirio discorsi da maschietti che non si possono trascrivere
Giovedì mal di testa residuo in attenuazione ma non con troppa fretta eh…
Oggi corso a Fermignano dal quale io non prendo solo lezioni informatiche ma cerco e trovo anche spunti di vita.
Io sono abituato a pensare al contenuto e mal sopporto le situazioni di facciata…ma che ci sono andato a fare in quel posto? Poi, se a Fermignano si sentono romagnoli, che andassero pure verso quel paese, che ci frega a noi?
Fosse per me farei il granducato di Camerano, anzi, il Granducato di Colle Lauro, coltiviamo e mangiamo quello che mamma natura ci offre, con calma e senza stress, se c’è qualcuno che apre la cooperativa io mi associo!
Bossi, te la do io la Lega!
Del tartufo di Acqualagna non mi interessa niente e tantomeno delle aragoste di Boston o del fatto che a San Pietroburgo si mangia da schifo e si spendono un sacco di soldi ma ci sono un sacco di belle ragazze che accompagnano conducenti di automobili senza targa…
Inoltre, a proposito di automobili, io c’ho la Fiat Punto e non la Ferrari, ma non per questo devo essere guardato dall’alto in basso e soprattutto signori si nasce e la cortesia di aspettare chi per ragioni “motoristiche” va più piano non ha di certo prezzo me è un fattore di stile.
Uff…
Domattina un’altra alzataccia, ore 3:30, ma questa volta per diletto…mi devo inoltre ricordare di mettere in carica le batterie!
Questo calcio indecentemente italiano
Scritto da Enrico in Il mio odore, Sport il 24 giugno, 2010
A casa, giustamente e senza rammarico.
La spedizione è affondata dopo soli tre colpi, senza appello alcuno, giusto la piccola soddisfazione di non veder festeggiare sul carro dei vincitori il grande canuto, anche lui con la barca…
Tra tutti i problemi che ci sono al mondo di certo non è un giusto motivo rammaricarsi per la nazionale che rimedia una figura di merda planetaria passando in brevissimo tempo dalle stelle alle stalle, però almeno un po’ di onore cercando di spendere tutto quanto possibile ed invece…neanche quello!
Gli scarafaggi, quando fuggono, hanno più dignità!
A pensarci bene quanto successo alla nazionale di calcio è esattamente quello che accade in Italia: ti capita di vincere (anche con molta fortuna), ti senti un Dio, ti adagi oltre il dovuto, vieni ricoperto “inaspettatamente” dalla merda e ti chiedi anche il perché…
Siamo una nazione senza attributi, abbiamo delle squadre (l’Inter in primis, ahimè) che pesca quasi esclusivamente all’estero impoverendo di conseguenza il vivaio indigeno, abbiamo nel DNA la predisposizione a non credere in noi stessi.
“Io mi prendo tutte le responsabilità”, rimarcato costantemente ad ogni domanda, è esattamente quanto una persona con i coglioni non dovrebbe dichiarare: si alza bandiera bianca in modo tale da evitare ogni tipo di dibattito costruttivo dopo quanto accaduto.
Lippi come Domenech, stessa presunzione, stessa fine.
Caro Marcello, io non sono uno dei tuoi 60 milioni di colleghi per cui non starò qui ad indicarti cosa hai sbagliato o che modulo tattico avresti dovuto adottare, ma almeno confessa che nel 2006 hai avuto un culo rotto, ammetti che Donadoni alla fine aveva messo in piedi una squadra migliore della tua, facci sapere quanto gufavi durante l’europeo del 2008 con tutti i tuoi “amici” all’interno della federazione e ammetti in termini anche scurrili che hai fatto una colossale figura di merda.
Ora però, fammi un favore, cazza la randa e al timone della tua barca veleggia verso quel paese che se guardi bene verso prua, proprio tanto distante non è…
Alzataccia
Scritto da Enrico in Fotografia, Il mio odore il 7 giugno, 2010
Sabato mattina, ore 4:00, squilla la sveglia.
Ci si alza per andare a fotografare l’alba a Portonovo.
Siamo in tre, quasi i “soliti” tre, puntuali alle 5 in riva al mare assieme ad un paio di canoisti e un apneista che ci guardano un po’ stupiti: loro più avvezzi al posto con pagaia e fucile, noi un po’ più allogeni con fotocamere e cavalletti.
Per arrivare allo scoglio della Vela c’è da camminare un po’, ma la sensazione è ottima e l’assetto perfetto per i “coccoli” di Portonovo.
Arriviamo in fronte al nobile sasso al momento giusto, il mare è calmo e limpidissimo, la temperatura è buona e vien voglia quasi di un bagno.
Iniziamo a scattare, ma io con parsimonia visti i 25Mb di RAW…
Intanto il sole sorge e colora di arancione la nostra rarissima alba ma il Photoshop ci mette un po’ del suo nel rendere l’atmosfera ancora più intensa.
In riva al mare mi muovo sugli scogli alla ricerca del punto migliore quando noto che i piccoli granchi nati ultimamente stanno fuori dall’acqua a guardare l’alba con lo stesso nostro stupore: non siamo soli, abbiamo un sacco di amici che però al mio passaggio si tuffano repentinamente in acqua.
La sensazione è quella di pace, di tranquillità, l’impressione che ogni giorno che non ci alziamo presto ci perdiamo inevitabilmente qualcosa per sempre.
Di ritorno facciamo colazione a Camerano al bar dei “simpaticoni”, l’unico aperto a quell’ora.
Abbiamo fame e ci sembra mezzogiorno invece sono solo le 7.
No, amico mio, non portarmi a casa, tanto lì dormono tutti mentre io voglio sfruttare la situazione, lasciami in mezzo ad un campo, tornerò a casa a piedi, stanco e sudato ma soddisfatto.
Il “valore” dello smalto sulle unghie
Scritto da Enrico in Il mio odore, Matilde il 1 giugno, 2010
Sembrerebbe il titolo di un libro intrigante, invece è solo il tema di una riflessione un po’ particolare…
Qualche mese fa Matilde non si voleva più mettere i pantaloni; per andare all’asilo nido chiedeva sempre la “gonnellina”.
Pensavamo che fosse uno dei tanti capricci quando, parlando con le maestre, è venuto fuori che alcune mamme vestivano le bambine come super modelle pronte per la sfilata, ovviamente con la gonna: questo abbigliamento così lezioso creava una serie di complimenti a catena e le bimbe si sentivano già dive per cui le altre, come la mia, tendevano a chiedere perentoriamente la gonnellina.
Ora, è meglio che sorvoli sul contenuto dei miei pensieri, però questo è successo per cui mi sono dovuto adattare e, nella certezza che quando diventerà più grande potrò parlarci meglio e farmi (forse) capire, ho driblato ogni polemica.
Matilde ieri ha finito la frequenza dell’asilo nido, ormai il prossimo appuntamento è la scuola materna a settembre ma questo fine settimana c’è stato giusto il tempo di un piccolo scoop: domenica siamo andati al mare e guarda caso abbiamo trovato due amichette dell’asilo nido. Giocando con paletta e secchiello in riva al mare ancora gelido, ho visto che una delle due bimbe aveva lo smalto sulle unghie rosso fiammante.
Lo smalto sulle unghie! Si, anche questo è stato un tema “caldo”! Lo smalto colorato, metallizzato, luccicante.
L’istinto è stato quello di girarmi verso la madre e dirle “tana” (o meglio, “ma che cazzo fai”) però poi, per non fare la figura del solito rompicoglioni, mi sono trattenuto.
Ora, io non vorrei fare il bacchettone e neanche essere retrogrado, ma qualcuno mi vuole spiegare il valore “educativo” dello smalto rosso fiammante sulle unghie di una bambina di 2 anni e pochi mesi?
C’è un legame tra la gonnellina e lo smalto?
L’ambizione è un valore sempre positivo che va coltivato sin dall’infanzia o se preso a piccole dosi ed in età più adulta è forse meglio?
Tra tre mesi ci sarà un altro piccolo salto, la scuola materna…speriamo nel grembiule!
Amarcord – Il Giro d’Italia a Camerano
Scritto da Enrico in Il mio odore, Sport il 21 maggio, 2010
Ero piccolino e frequentavo le elementari alla Ex Imperia di Camerano.
Mi ricordo che uno di quei primi anni ‘80, proprio in piazza partiva il giro d’Italia: erano gli anni di Saronni, di Moser, di Greg LeMond, forse meno EPO e più sport vero.
Noi ci aggiravamo in piazza da soli, tranquilli tra tutti i ciclisti colorati e le auto degli sponsor piene di adesivi.
Questa mattina pensando al Giro d’Italia che passerà dietro casa mia, ecco, mi è venuto in mente questo momento.
Non sono stato mai fan degli autografi e credo fossi tra i pochi che non avevano un foglio di carta…anzi, lo avevo ma rimase bianco!
Sapete quale era per noi piccoletti il gadget più ricercato? La fascia per la testa di Irge, ve lo ricordate lo slogan?
Irge il pigiama, lo mette chi si ama…
Mary G
Scritto da Enrico in Fotografia, Il mio odore il 14 maggio, 2010
Mary G. è un grampo che il 18 giugno 2005 è entrata nel porto di Ancona seguendo la madre in evidente stato di disorientamento, ne avevano parlato le TV ed i giornali di tutta Italia.
Anche io ero andato al porto di Ancona per vederla: mi ricordo come se fosse ieri, girava con la mamma facendo capolino qua e là per prendere fiato tra lo stupore delle numerose persone sulle barche e alcune altre sulla banchina.
Alla fine, dopo aver valutato la condizione precaria, decisero dopo qualche giorno di catturarlo per fornire qualche cura e provare soprattutto a farlo sopravvivere.
Anche quel giorno ero lì, ho anche qualche foto dei soccorritori con le mute stagne che provavano con difficoltà a restringere il “campo” ai delfini per poi prenderli.
La madre morì dopo poco mentre Mary G, dopo essere stata curata dalla Fondazione Cetacea di Riccione, si trova oggi al parco Oltremare della stessa città.
Questa storia ci pone di fronte al solito interrogativo, meglio l’animale in libertà e forse morto dopo poco tempo o l’animale in gabbia a fare il giullare ma vivo?
Posto che non amo gli uccellini in gabbia, i pesci nell’acquario, gli animali in genere in luoghi poco consoni alle loro necessità, questo caso mi lascia proprio senza parole.
Un delfino che ha perso il branco, un mammifero attaccato alla madre morente, può ritrovare il suo posto in natura o è meglio fargli fare i salti nel delfinario?
Un delfino in un delfinario può stare bene e vivere felice?










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